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Pane e casu: l’aperitivo di lunga giovinezza

Pane e casu: l’aperitivo di lunga giovinezza

Le 6 del mattino, dopo una notte insonne. I muscoli intorpiditi, gli occhi asciutti, inariditi dalla veglia. Intanto le narici si espandono per accogliere i profumi del mattino, raggiunte dall’odore di pane tostato che le solletica e fa riaffiorare la coscienza dalle profondità del sonno. Uno sbadiglio e un sorriso, mentre ci si stiracchia nel sedersi a tavola, poco prima di spalmare la marmellata sul pane e inzupparlo nel latte caldo. Allora quell’anticipazione di piacere che aveva avvinto l’olfatto adesso si spande dal naso fino al palato, alla lingua, e raggiunge lo stomaco dove strappa al corpo un sospiro di soddisfazione. La notte è stata lunga, ma la ricompensa è davvero dolce.

Il rumore della crosta che si spezza, lasciando sui polpastrelli una spolverata di farina e facendo fuoriuscire un profumo umido di farina e lieviti, e la sensazione di pace che accompagna ogni boccone: il pane è collegato a esperienze che potremmo dire primordiali, capace com’è di catturare uno per uno i nostri cinque sensi con un richiamo istintivo, avviluppandoli in un tessuto di reciproci richiami e conferme. Una magia che accomuna tutte le tavole, perché nasce da ingredienti poveri e tradizioni vecchie come il mondo, proprietà di tutti e nessuno, perché se è vero che il pane è un alimento universale, è vero anche che ha assunto le forme più disparate nelle diverse tradizioni culinarie d’Italia, d’Europa e del mondo. Basti pensare alla differenza che intercorre fra il pane carasau, una michetta milanese o un naan indiano: l’uno secco, sottile e friabile, l’altra gonfia, morbida e asciutta, l’ultimo soffice, umido, spesso arricchito da un ripieno fondente di formaggio.

Il formaggio: per noi sardi, è l’elemento chiave da chiamare in causa quando si parla di aunzare il pane. Il compagno ideale, l’abbinamento perfetto. Il connubio di pane e formaggio è talmente unico per la nostra cultura da aver assunto, in sardo, una sua codificazione linguistica: su paneccasu è l’unione di un elemento povero con uno ben più nobile come il formaggio, diffuso sì ma non alla portata di tutti, se non in epoca recente. Motivo per cui il pastore era – ed è tuttora – considerato un fortunato: perché producendo lui il formaggio, aveva la possibilità di mangiarlo ogni giorno, portandolo in sa taschedda nei campi, nelle lunghe giornate di lavoro, per sbocconcellarlo insieme a un croccante foglio di pane carasau.

Ciò che avanzava diventava il pasto della sera: il pane carasau, ormai vincido, veniva ammorbidito con il brodo e mischiato con i pezzi di pecorino rimasti dal pranzo, infine arricchito con pomodoro, olio e un uovo in camicia, creando quel piatto che prende il nome di pane frattau. La cena diventava così un momento per condividere il frutto concreto delle proprie fatiche, qualcosa di creato con le proprie mani e centellinato come si fa sempre con le cose preziose. Qualcosa, quindi, di massimamente godibile non solo per il corpo, ma anche per lo spirito.

La volontà di ricreare questa sensazione e renderla accessibile anche a chi, con la Sardegna, non ha mai avuto nulla a che fare è ciò che ci ha spinti a creare la linea Pane e Casu e il prodotto dell’AperiKit. L’idea è quella di dare una forma nuova ai pasti della tradizione e far scoprire, a chi per dislocazione geografica non ha avuto la possibilità di sperimentarla sulla propria lingua, l’alchimia del pane carasau che si spezza sotto i denti fondendosi con un pezzo di sapido pecorino, ma anche quella che scaturisce da particolari lavorazioni del latte. Alla tradizione “all’acqua di rose” proposta dalla grande distribuzione contrapponiamo un modello basato sulla diversità e varietà dei prodotti sardi, in cui viene dato spazio anche a formaggi meno conosciuti, prodotti solo localmente, che non avrebbero la possibilità di emergere sul mercato senza un’attenzione specifica da parte di distributori attenti al tema dell’artigianalità.

Oltre a dare visibilità alla nostra rete di produttori attraverso l’e-commerce, con cui chiunque, da qualsiasi punto d’Italia o del mondo, ha la possibilità di acquistare prodotti “tipici-atipici” sardi, abbiamo creato la proposta dell’AperiKit per far sì che questi prodotti raggiungano il consumatore anche sulle tavole di pub, ristoranti e bar. Abbiamo insomma messo a disposizione dei ristoratori tre veri e propri set da aperitivo che propongono, accanto ai grandi nomi della tradizione sarda, anche prodotti meno conosciuti, tutti accomunati da metodi di produzione artigianale e da una filiera di distribuzione corta: in questo modo ci proponiamo di rilanciare anche le tradizioni meno conosciute della nostra ricca storia agroalimentare, arricchendole del confronto con una nuova generazione di consumatori.

Perciò ci piace parlare del nostro AperiKit come di una rivoluzione dell’aperitivo: perché vorremmo che questo momento della convivialità moderna diventasse non solo un momento di condivisione dello spazio e del tempo presente, ma anche dello spazio e del tempo passato, quello in cui trovano posto le tradizioni della nostra Isola. Tradizioni che, ça va sans dire, riteniamo patrimonio di tutta l’umanità.

È questo il motivo per cui abbiamo dato a questi prodotti i nomi degli aggettivi possessivi sardi: perché vogliamo che ognuno si riconosca parte di una grande rivoluzione del mangiare, dove nutrirsi non sia semplice soddisfazione di bisogni primari, ma condivisione di storie, di arte, di un nutrimento che non è soltanto fisico ma anche spirituale e trova la sua massima espressione nel porgere il piatto al proprio commensale e dire “questo non è solo mio, ma anche tuo e di loro”.

Meu, Tou, Issoro sono infatti i nomi degli AperiKit della nostra linea Pane e Casu: un cestino, un tagliere, un’asta da caciocavallo per portare in tavola i prodotti agroalimentari tipici sardi nei luoghi del ritrovo di oggi. Li puoi trovare tutti in questa pagina: chiedici maggiori informazioni e aiutaci a sostenere gli artigiani sardi!

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