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Sardinia Food District: il nostro manifesto indipendente

Sardinia Food District: il nostro manifesto indipendente

È complicato dischiudere al mondo le porte di qualcosa che si è coltivato in segreto tanto a lungo, ma arriva sempre un momento in cui i nostri progetti, per non rimanere meri sogni a occhi aperti, devono necessariamente confrontarsi con il giudizio degli altri e mettere così alla prova la propria forza e coerenza. Il percorso che ha portato Sardinia Food District a presentarsi finalmente a te, che stai leggendo adesso queste parole, non è stato scevro di dubbi, ansie e contrattempi, ma se siamo finalmente qui a parlartene è perché siamo andati avanti a testa bassa nonostante tutto, con quella tenacia che scaturisce solo dalle grandi, infiammanti passioni. E anche un po’ dal DNA sardo.

Non parleremo di mission né ruberemo, al campo della filosofia e della religione, concetti astratti che non ci appartengono realmente. Abbiamo deciso di parlare con le parole di tutti perché pensiamo che questo sia l’unico modo per instaurare un dialogo reale, senza ergersi su inutili piedistalli. 

Quello che noi ti raccontiamo attraverso il nostro progetto è il nostro pane – e formaggio – quotidiano: quello che mangiamo, letteralmente, ogni giorno. Con Sardinia Food District abbiamo voluto dar lustro alla particolare tradizione agroalimentare in cui siamo nati e cresciuti, creando un piccolo incubatore da cui ricominciare a parlare di saperi e sapori che oggi sono a un passo dall’oblio, facendo conoscere in Italia e nel mondo ciò che è oggi la Sardegna. Profondamente, realmente.

A quella concezione sacrale della cucina, diffusa da certa televisione, per cui il sapere gastronomico può essere improvvisato senza conoscere le alchimie antiche che legano le materie prime, abbiamo voluto contrapporre un concetto molto diverso, restituendo la cucina alle persone. Crediamo infatti che la cultura del mangiare nasca ben prima della TV satellitare e dell’appiattimento delle identità che questa ha portato, creando un mondo in cui la Sardegna è solo pecorino, la Toscana è solo Chianti e la Lombardia è solo polenta. Crediamo che la cucina non sia una divinità calata dall’alto, ma un tipo di conoscenza che nasce da mani che si tagliano, si sporcano, si stancano. Crediamo che il saper fare nasca da studio e fatica e che si consolidi grazie all’iniziativa e alla condivisione, grazie al confronto e alla commistione con le idee degli altri.

Abbiamo la fortuna di vivere in un paese con una ricchezza linguistica e culturale immensa, in cui è possibile entrare in una chiesa sperduta in mezzo alla campagna e trovare un dipinto di Leonardo o Caravaggio. Lo stesso vale per il cibo: all’interno di una stessa regione non esiste tradizione culinaria che risulti uguale da Nord a Sud e da Est a Ovest; la stessa ricetta che rappresenta il piatto forte di Oristano può rivelarsi sconosciuta a Nuoro. All’interno di questo maestoso panorama italiano noi possiamo parlare soltanto, con umiltà, di ciò con cui ci confrontiamo da una vita intera: la cucina sarda, intesa come materie prime, tecniche di lavorazione e prodotti che ne sono prerogativa esclusiva.

Abbiamo preso, da ognuna delle regioni storiche (districts) della Sardegna, una storia da raccontare e tramandare, con i mezzi che sono propri della nostra generazione, a chi verrà dopo di noi. Il nostro obiettivo è quello di far sentire la voce dei nostri pastori ben oltre i confini regionali e, con questo, rilanciare la filiera casearia sarda per valorizzarne le tipicità e difenderne la naturalezza.

Per questo non devi considerare Sardinia Food District come un tempio in cui viene richiesto di entrare scalzi e camminare in punta di piedi, ma più come una bottega dove troverai sempre qualcuno pronto a spiegarti il perché dietro a ogni sapore, aroma e consistenza che costituisce l’identità agroalimentare sarda. Un manifesto indipendente, dunque, un invito ad affrontare la vita con coscienza fin dalla tavola. Vuoi unirti alla rivoluzione?

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